La storia di Gallipoli, la “città bella”, sfuma tra la leggenda ed il mistero, tra i giochi della natura e l'ingegno dell'uomo.
Le versioni sull'origine della città sono molto contrastanti. Diverse fonti storiche attribuiscono la sua fondazione o ai Messapi (intorno al XIII secolo a.C.) o ai Cretesi (X-VIII secolo a.C.). Persino lo stesso nome di questo primo nucleo abitato avrebbe subito delle variazioni più o meno improprie nel corso del tempo: Galloccoli , ovvero “città che esce dal mare”; Eghennaza , ovvero “padella”, dalla forma dello scoglio piatto ed allungato sul quale sorsero i primi insediamenti; Anxa (ovvero “la stretta”) o Anxur , una specie di emporio naturale della vicina Alixias (odierna Alezio).
L'originaria Anxa (così viene chiamato comunemente, e più correttamente, il più vetusto insediamento sull'isola di Gallipoli) diviene sub-colonia di Taranto nel VI secolo a.C., mutando il proprio nome nel più noto toponimo di Kalipolis o Kalé pólis (ovvero “città bella”).
Ormai unito da un breve ponte (1607) alla Città Nuova, è il Borgo vecchio (Palepoli) a donare un fascino particolare alla città. Esso è arroccato, posto su un'isola di origine calcarea circondata da mura dall'altezza ora limitata, poiché adattata alla vista della strada panoramica (la Riviera). Queste mura sono molto diverse dal passato quando rappresentavano delle vere e proprie fortificazioni tanto da costituire una sicura difesa dagli invasori attratti dalla posizione strategica di Gallipoli all'interno del Golfo di Taranto, crocevia di merci, militi e genti.
Già nel 265 a.C. si ha la conquista da parte dei Romani che intuiscono l'importanza della città migliorandone viabilità e trasporti (Gallipoli diventa dapprima statio militum e successivamente municipium). A questo periodo florido seguì il saccheggio nel 456 a.C. dei Vandali, poi degli Ostrogoti di Totila nel 547, quindi l'occupazione dei Bizantini che la ricostruiscono e fortificano fino a farla diventare base di flotte navali sino all'XI secolo, quando si succedono Normanni, Svevi, Angioini ed Aragonesi. Con Ferdinando I di Borbone entra a far parte del Regno di Napoli, con il nuovo porto si può finalmente sviluppare divenendo centro importantissimo del commercio oleario. Olio, giallo oro versato dalla “Padella”, nomignolo locale della Città Vecchia, con i suoi sotterranei “bucati” da decine di antichi frantoi ipogei (trappiti).
Ora le flotte hanno lasciato spazio alle paranze che pescano nutrimento intorno alle tre isolette al largo della città (lo Scoglio dei Piccioni, l'Isoletta del Campo e l'Isola di Sant'Andrea), la più grande, l'Isola di Sant'Andrea (l'antica Achtotus , ovvero “terra arida”), con il suo faro è luogo protetto (Parco Regionale “Isola di Sant'Andrea - Litorale di Punta Pizzo”) e nido prediletto di varie specie di gabbiani.
Dalla Città Vecchia (circondata dalla bastionata cinta muraria), ove sono numerose le Chiese, segno di partecipata devozione, e la Cattedrale, dedicata a Sant'Agata, barocca, assolata di rosa, pietra leccese lungo viottoli tortuosi, terrazze, corti, palazzi signorili, umili dimore e, vicino l'ora del desco, profumi diffusi nei fumi di piccoli fornelli (verrebbe di domandare ospitalità), si arriva al presente (l'ottocentesca Città Nuova).
Il Grattacielo, subito disceso il ponte, enigmatica moderna sfinge come porta verso l'antico del Castello aragonese, ormai è elemento “storico” del profilo di Gallipoli da qualunque versante lo si guardi.
Ai suoi piedi, come vela a favore di venti, la visione splendida della cinquecentesca Fontana Greca attrae l'occhio nei suoi particolari, nelle diverse facciate dedicate alla rispettiva esposizione al vento, che purtroppo ne ha portato via parte della bellezza.
La facciata di Scirocco, della metà del ‘500, dedicata al mito della metamorfosi di Dirce, Salmace e Biblide, l'altra, a Tramontana, del 1765, nata come sostegno, porta impressi Stemma di Gallipoli ed insegne di Carlo III di Borbone.
Gallipoli continua nella sua lunghezza con il corso principale, Corso Roma, perfettamente orientato sull'asse Est-Ovest, dove negozi, gelaterie, bar e pub offrono la passeggiata della tipica serata gallipolina e poi le spiagge…
Gallipoli è meta di chi ama la spiaggia, sabbia finissima, piccole dune, vegetazione tipica della macchia mediterranea e mare trasparente sono caratteristiche del litorale meridionale, intervallato da qualche scoglio qui e là, che dal Lido San Giovanni, storica struttura balneare, continua fino al Lido di Punta del Pizzo, seno bianco di sconvolgente bellezza.
Prima e dopo la Baia Verde, zona residenziale nata su un terreno paludoso bonificato, la strada costeggia la spiaggia i cui accessi sono liberi, con numerosi, piccoli lidi attrezzati tutti con stili variegati, musica e chioschi dove gustare cibi o bevande aspettando che un rinnovato tramonto cali sul mare e chissà, in particolari circostanze, poter mirare i monti della Sila calabrese proprio dietro la sagoma dell'isola di Sant'Andrea.
Piacevole per una lunga giornata di mare è rilassarsi alla Punta della Suina, superando i due grandi alberghi sul mare in corrispondenza del Camping Baia di Gallipoli. Una strada sterrata porta all'ingresso di una fresca pineta e se ne esce a piedi ammirando un'incantevole baia dove il mare piatto e trasparente fa da sfondo celeste per intese di colori incontaminati e l'orizzonte è morso dallo scorcio di Gallipoli che sembra lontana. Lì il sole brucia la pelle ed il sollievo di una sosta nella pineta rende la cosa allettante.
La costa settentrionale è invece caratterizzata dalle sabbiose e bianche spiagge di Rivabella e del Lido Conchiglie, tra le quali sorge in posizione panoramica l'Abbazia di S. Mauro (XII secolo).
La città è giovane con i suoi locali, rilassanti e panoramici lounge bar, affascinanti e frequentate discoteche adagiate in palazzi di più antico splendore, invitanti ed incantevoli ristoranti con specialità marinare, accoglienti strutture ricettive con vista sul mare, romantiche e preziose barche dove gustare gli aperitivi al calar della sera.
Gallipoli è con la sua storia, con il suo presente, in una lunga sagoma a fil di mare, è viva di gente antica, ininterrotta da vie di fuga in luoghi o paesi che le stanno intorno, Gallipoli raggiunge l'anima.